Blog del Programma Energie Rinnovabili

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venerdì 27 maggio 2011

Energia, a Macomer scuola supertecnica (La Nuova Sardegna, 27 maggio 2011)

macomer its 2011 MACOMER. Il lavoro incontra la scuola, la scuola incontra il lavoro: nasce nel cuore della Sardegna uno dei centri pilota per garantire il futuro di tanti diplomati. A settembre sorgerà proprio qui, nell'antica cittadina del Marghine, uno dei 58 Super Tecnici d'Italia. Li ha voluti il ministro Gelmini: «È una delle alternative agli studi universitari», dice. A Macomer ci sarà un corso biennale per il risparmio energetico, aperto a 20 ragazzi provenienti da tutta l'isola.
I finanziamenti? Grosso modo, mezzo milione. Assieme all'impegno d'industriali sardi già in attesa di questa manodopera qualificata, i soldi serviranno a permettere l'avvio di un mestiere subito dopo la fine dell'apprendimento tra i banchi da parte dei ragazzi.
Lo snodo di tutto è l'istituto professionale Amaldi, ente di riferimento ufficiale per l'iniziativa. Suoi partner sono il Comune, la Regione, la Ceccato Spa, la spagnola Acciona Agua, Centralabs, Crs4 di Cagliari, Ial-Cisl Sardegna. Dice la preside, Rossella Uda: «Oggi da noi frequentano circa 200 allievi. Ma il nuovo piano non s'inserisce nel normale ciclo didattico di 5 anni. Sarà un percorso post diploma e rappresenterà un'ulteriore attrattiva. Il bando per le iscrizioni verrà reso noto quest'estate. E sappiamo già che il 50% dei docenti arriverà dal mondo del lavoro».
L'insieme del pacchetto d'interventi su scala nazionale è stato presentato a Roma: occasione per confermare i progetti nell'unica sede sarda di Macomer. Ma qual è con esattezza l'idea di fondo? Eccola: «Formare specialisti che abbiano i i profili richiesti dalle imprese del territorio», spiegano gli organizzatori. Insomma: l'incontro effettivo tra la domanda e l'offerta di occupazione. Con un obiettivo collaterale, spiegato da Mariastella Gelmini: «Dare una risposta concreta ai giovani senza lavoro e contrastare l'abbandono scolastico». Le neocostituite fondazioni avranno quindi lo scopo di creare una sinergia più stretta fra istruzione e mercato. I fondi per i 4 semestri arriveranno da ministero e assessorato sardo alla Cultura.
«La scuola speciale di tecnologia durerà 1.800-2.000 ore», informa la preside di queste Professionali intitolate alla memoria di Edoardo Amaldi (1908-1989), scienziato di grande levatura, con Fermi, Segrè e Majorana tra i ragazzi di via Panisperna che rivoluzionarono la fisica. Un istituto, quello di Macomer, che in passato ha dato vita ad altre iniziative coraggiose sul piano della didattica. «Adesso confidiamo molto nel rapporto con le aziende e con le altre istituzioni interessate al progetto», conclude Rossella Uda.
Negli altri 57 Super Tecnici italiani studieranno applicazioni per il Made in Italy nella moda, nella casa e nei servizi per le aziende. O punteranno su altri settori emergenti. Nel Marghine hanno scelto di privilegiare l'efficienza energetica. L'iniziativa è stata promossa dal consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda e s'inserisce nella programmazione per lo sviluppo di questa parte dell'isola (importanti i risultati già conseguiti nell'area di Tossilo).
Messo in tasca il diploma a luglio, gli studenti sardi che pensano di essere tagliati per questo percorso possono dunque assumere tutte le informazioni all'Amaldi e poi partecipare alle selezioni. Un'opportunità in una regione falcidiata dalla disoccupazione giovanile. «Ma non pensino a un sesto e a un settimo anno delle Superiori», dicono ancora i motori del progetto. «Perché sarà piuttosto un canale formativo di livello post-secondario parallelo ai percorsi accademici», spiegano. Nel Marghine si prevedono lezioni in aula e in laboratorio, tirocinii obbligatori per almeno il 30% del monte orario e, in uscita, una certificazione delle conoscenze acquisite. Al termine, verrà rilasciato un diploma con l'indicazione del tipo di formazione.
Gli altri primattori del progetto sono il sindaco Riccardo Uda, l'assessore Sergio Milia, il presidente del neocostituito Istituto tecnico superiore Silvano Tagliagambe, il responsabile della sezione energie rinnovabili del Crs4 Bruno D'Aguanno, l'amministratore della Ceccato Giuseppe Angelico. Oltre naturalmente ai dirigenti della multinazionale Acciona e del sindacato Cisl.
Oggi così a Macomer, per evitare i pericoli sempre in agguato nelle nuove situazioni, tutti sognano un traguardo: «Costruire non una università di serie B ma una scuola tecnologica superiore di serie A». Un compito non semplice a prima vista, secondo molti. Ma se Edoardo Amaldi da qualche spazio indefinibile della metafisica veglierà su tutta l'operazione col suo genio da ragazzo di via Panisperna e con la magnanimità da benefattore che l'ha contraddistinto nella vita, magari l'obiettivo almeno questa volta sarà centrato davvero.

La Nuova Sardegna, 27 maggio 2011

mercoledì 16 dicembre 2009

Ottana, Clivati rilancia Solare termodinamico per produrre 20 Mw (La Nuova Sardegna 16 dicembre 2009)

crs4 la nuova sardegna 16 dicembre 2009 Ottana, Clivati rilancia Solare termodinamico per produrre 20 Mw
Più concrete ipotesi di sviluppo per valorizzare al meglio gli impianti della centrale elettrica
GIOVANNI BUA - La Nuova Sardegna - 16 dicembre 2009

OTTANA. Quaranta ettari di solare termodinamico di ultima generazione. Costruiti nelle aree dismesse della piana industriale di Ottana. Ottanta milioni di investimento, 20 MW di energia prodotta. E un impianto primo del suo genere in Italia, con la collaborazione del Crs4 (il centro studi avanzati del parco tecnologico di Pula), la società internazionale di consulenza ed ingegneria Pöyry, (già Owner Engineer dei principali solari termodinamici realizzati in Spagna) e un misterioso socio spagnolo. Interessato a «conquistare» il mercato italiano del sole.
Questo l’ultimo sogno rimasto nel cassetto di Paolo Clivati. Il poliedrico patron di Ottana Energia che uno dopo l’altro sta mettendo insieme tutti i pezzi del complicatissimo puzzle che ha in testa per la piana di Ottana.
Equipolymers. Il primo: l’acquisto da Equipolymers della fabbrica che produce pet, probabilmente prima di Natale. Con Henry Roth (il presidente della multinazionale americo-kuwaitiana) che in una amichevole telefonata ieri mattina gli ha fatto sapere che l’accordo strappato al ministero dello Sviluppo lunedì è ottimo. E che se loro avessero avuto tutte quelle rassicurazioni forse non avrebbero chiuso baracca. I due si incontreranno a Hongen, in Svizzera, all’inizio della prossima settimana. Per definire gli ultimi scogli rimasti nella trattativa: brevetti (problema a quanto pare risolto) e portafoglio clienti (che probabilmente Equipolymers lascerà in «subaffitto» per un anno).
Biopower. Poi la centrale da costruire a Ottana, vicino a quella a olio di colza appena inaugurata. In attesa che Ae (la municipalizzata di Bolzano e Merano socia di maggioranza di Biopower) risolva i suoi problemi interni che hanno travolto il presidente Giuseppe Avolio, coinvolto in uno scandalo di rimborsi spese gonfiati e investimenti fallimentari. Tra cui non figura certo il progetto della centrale a biomasse di Ottana, che lunedì ha incassato il promesso ampliamento a 400 MW.
Solare. E infine l’impresa a cui Clivati tiene di più: la costruzione di 40 ettari di solare termodinamico nelle aree industriali dismesse di Ottana. Progetto partito con la giunta Soru. Accantonato a fine mandato. E riportato alla luce con forza in questi giorni. Un solare termodinamico di ultima generazione. A cui nel mondo stanno lavorando tutti. A iniziare dal Nobel Carlo Rubbia, già presidente del Crs4. Per continuare con la Siemens, che insieme a una cordata di imprenditori tedeschi sta muovendo i primi passi nel progetto monstre «Desertec» (400 miliardi di euro per tappezzare di pannelli il deserto del Sahara e dare «luce al mondo»). E nel mentre ha acquisito la quota di maggioranza della «Archimede Solar Energy», la consociata Angelantoni che produce il Cermet, il tubo di vetro sottovuoto ad anima interna super-nera in grado di concentrare il calore dei grandi specchi parabolici di Archimede e di fondere sali fusi fino a 550 gradi.
Nel mezzo il lavoro più «domestico» del dipartimento di energie rinnovabili del Crs4, diretto da Bruno D’Aguanno. E l’esperienza del socio spagnolo, tolto come di consueto dal cilindro da Paolo Clivati. Che si conferma talent scout di razza (bastino per tutti la municipalizzata di Bolzano e Merano imbarcata in Biopower e i thailandesi di Indorama, suoi soci nell’acquisto di Equipolymers). E che, dopo la colza, potrebbe riuscire nell’impresa di realizzare a Ottana il primo polo solare termica a concentrazione d’Italia.
La centrale. Un giocattolino da 20 MW che occuperebbe tra i 30 e i 40 ettari di aree dismesse tra Ottana, Bolotana e Noragugume. Producendo energia con un sistema di specchi parabolici che proiettano e concentrano la luce del sole su un tubo. Al suo interno scorre un fluido termovettore (a base di sali) che, una volta riscaldato, è in grado di mantenere la sua temperatura di circa 550º per giorni, senza dover essere nuovamente riscaldato. Il fluido assorbe e trasporta l’energia fino a un serbatoio di accumulo. L’accumulo, in contatto termico con uno scambiatore di calore, genera vapore che viene utilizzato per muovere delle turbine che producono corrente elettrica. Il classico uovo di Colombo, a costi ridotti e zero emissioni. L’ultimo progetto impossibile di Paolo Clivati, milanese di 36 anni. Che a Ottana ha deciso di stare e di provare a sognare.

martedì 18 novembre 2008

I nuovi archimede al lavoro in Sardegna (La Nuova Sardegna, 18 novembre 2008)

crs4
Stanziati 10 milioni per il progetto del Crs4 e dell’Università di Cagliari
Specchi ad altissima tecnologia concentreranno il calore del sole
ROBERTO PARACCHINI
La Nuova Sardegna - Pagina 17 - 18 novembre 2008

CAGLIARI. Con l’ausilio di un enorme specchio concavo Archimede distrusse la flotta Romana che assediava Siracusa. Allora, era il 213 avanti Cristo, il grande scienziato bruciò le navi nemiche concentrandovi sopra il calore del sole.
Oltre duemila anni dopo il Crs4 (il centro di calcolo avanzato del parco scientifico Polaris), il dipartimento di ingegneria meccanica ed elettronica dell’Università di Cagliari e due imprese hanno messo a punto un progetto operativo che si basa sullo stesso principio: la concentrazione del calore del sole con l’utilizzo di speciali specchi. In questo caso però si arriva a moltiplicare per 80/100 volte il calore naturale e anche a conservarlo.
L’idea partì da Carlo Rubbia, il premio Nobel già presidente del Crs4, che pensò di sviluppare l’energia solare attraverso un sistema termodinamico (che concentra l’energia attraverso degli specchi, appunto). Poi Rubbia, grande scienziato ma carattere non facile, andò via dalla Sardegna perché stanco di aspettare i finanziamenti. Ma il fisico Bruno D’Aguanno, responsabile del settore energie rinnovabili del centro di calcolo, e la sua équipe sono andati testardamente avanti sino a ottenere un finanziamento di nove milioni e 700mila euro dal ministero della Ricerca (dal Miur). In questi giorni, poi, c’è stato l’atto conclusivo: nella sede romana del Medio Credito è stato firmato il contratto per il progetto, chiamato «Estate Lab», più estesamente «Laboratorio per lo sviluppo di tecnologie solari termiche a concentrazione». Come dire: i finanziamenti sono, ora, pronta cassa.
Lo stabilimento sarà realizzato nella zona indutriale di Cagliari di Macchiareddu. Oltre al Crs4 e all’università, sono coinvolte anche le imprese Rtm (per lo sviluppo degli specchi) e la Sapio (per la gestione dei fluidi utilizzati nel processo). «Il nostro obiettivo è quello di realizzare una struttura dimostratore - spiega D’Aguanno - si tratta di creare un laboratorio di ricerca e sviluppo che ci permetta di possedere la tecnologia».
A livello di Comunità europea esiste un progetto che, in collaborazione con «alcuni istituti di ricerca tedeschi - continua D’Aguanno - e il Club di Roma ipotizza la realizzazione di una serie di grossi impianti nell’Africa del sud, tali da poter fornire energia a tutto il vecchio continente». Il termodinamico, proprio per il sistema di concentrazione dei raggi solari, permette la produzione di grandi quantità di energia. Secondo Rubbia un ipotetico quadrato di specchi di 40mila chilometri quadrati (duecento per duecento) potrebbe alimentare tutto il pianeta. Mentre per il fabbisogno italiano basterebbe utilizzare un’area equivalente a quella che normalmente occorre per quindici centrali nucleari. Inoltre il vantaggio di questa tecnologia, rispetto a un impianto fotovoltaico, è che permette una produzione energetica ininterrotta. Il che significa anche di notte e pure in caso di cattivo tempo. E questo grazie al particolare fluido utilizzato che, una volta riscaldato (dalla concentrazione dei raggi solari), mantiene la sua temperatura (oltre 500 gradi) per alcuni giorni.
In Sardegna, precisa D’Aguanno, «queste strutture potrebbero essere realizzate da Ottana in giù in quanto richiedono punte elevate di riscaldamento solare. Ma quello che a noi più interessa è che si tratta di un qualcosa che si sta sviluppando in tempi molto rapidi in tutto il mondo». E quindi chi ne possiederà il know how completo (e ottimale) potrà entrare in un giro d’affari di decine di miliardi di euro.